ITINERARI

ITINERARI DEL TERRITORIO

In questa pagina raccogliamo per voi alcuni itinerari possibili del nostro territorio e lo facciamo grazie al lavoro meticoloso di un nostro ospite e amico Paolo Benini che vive a Ravenna ma che è talmente  innamorato della Sicilia che ha studiato e scritto per noi alcuni itinerari.

NEL REGNO DI FRANCO BATTIATO

Abito in una casa di collina
E userò la macchina tre volte al mese
Con 2000 lire di benzina
Scendo giù in paese
Quante lucertole attraversano la strada
Vanno veloci ed io più piano ad evitarle
Quanti giardini di aranci e limoni
Balconi traboccanti di gerani….

(Giubbe Rosse – Franco Battiato – 1989)

RIPOSTO (O JONIA) ME GENUIT Franco Battiato, il grande Franco Battiato, nasce il 23/3/1945 a Riposto quando Riposto…. non figurava sulle carte geografiche. Le biografie infatti riportano come città natale Jonia, che invano cercheremmo sulle mappe odierne. Jonia o Riposto dunque? L’arcano è presto svelato. Nel novembre 1939 un decreto legge stabilì che di due comuni, Riposto e Giarre (città geograficamente adiacenti ma caratterialmente talvolta divergenti) se ne istituisse uno solo, denominato dapprima, senza mettere troppo a dura prova la fantasia, Giarre-Riposto e poi, a partire da maggio 1942 Jonia. La fusione, combinata d’imperio, si rivelò subito un matrimonio mal riuscito che, in quanto tale, fatalmente si concluse col divorzio. Così, nel novembre del 1945, il comune di Jonia fu soppresso e dalle sue spoglie riemersero coi loro vecchi nomi Riposto e Giarre, finalmente ora felicemente separati. Ma nel frattempo, otto mesi prima, era già nato Franco Battiato. Amministrativamente a Jonia, ma a Riposto per la geografia.

Battiato

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RIPOSTO CITTA’ DI MUSICA – Franco Battiato ha dato alla luce, nel corso di una carriera ultracinquantennale impossibile da riassumere in poche righe, una sterminata produzione musicale, spaziando per generi diversi senza mai perdere un’identità e una riconoscibilità immediata. Riposto può e deve gloriarsi di avergli dato i natali. Così come può vantarsi di essere la città di nascita di uno dei più grandi cantastorie siciliani di sempre, Orazio Strano (1904-1981) e del cantautore Gregorio Alicata (nato nel 1940), assieme al quale Franco Battiato creò il sodalizio canoro battezzato “Gli Ambulanti”, e di esser stata visitata, nel 1882, da Richard Wagner, come testimoniato da una lapide posizionato alla Dogana.

SICILIA BEDDA MIA SICILIA BEDDA – Canzoni in dialetto, nomi di luoghi, usanze e tradizioni: sono tantissimi nella musica, ed in generale nella produzione artistica, di Franco Battiato i riferimenti alla Sicilia, sotto forma di immagini, profumi, impressioni, citazioni. Della canzone “Giubbe Rosse”, composta nel 1989, dichiara che “è una specie di inno alla Sicilia. Parlo dei suoi cieli e sento che tornando a vivere a Sud, ho ritrovato uno spazio che credevo mitico e invece esiste veramente, è reale”
1) ITINERARIO RIPOSTESE– Il viaggio sulle tracce di Franco Battiato inizia doverosamente da Riposto, sua città di nascita e di formazione, attraverso queste tappe:
LA CASA DELL’INFANZIA – Ad appena 150 metri dal b&b I Mastrazzi, in via da Bormida, a due passi dalla chiesa del Carmine, si trova la casa dove Battiato trascorse gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.

Riposto dal mare
IL LUNGOMARE “Un giorno da ragazzi camminavamo sul lungomare, mi disse sanno già di noi, vieni a casa ti presento ai miei” (da “Il mito dell’amore – 1988); “Io stavo sempre seduto sopra un muretto a guardare il mare” (da Sequenze e frequenze – 1973). Vale la pena correre, camminare o pedalare sul lungomare vegliati dallo Jonio ad est, e dall’Etna a Ovest, Ampio, spazioso, contornato da muretti di pietra lavica, provvisto di una pista ciclabile larga ed illuminato nel tratto, di circa 3 Km, che collega il centro di Riposto ed uno dei suoi quartieri, Torre Archirafi, a sud. Contraddistinto anche dalla presenza di alcuni orologi solari. A nord di Riposto prosegue verso Fondachello e Marina di Cottone.

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IL MERCATO DEL PESCE – citato nel brano “Giubbe Rosse” (“Passare dal mercato del pesce”) e immortalato nel video della canzone stessa. E’ in stile liberty, fronteggia il moderno e funzionale “Porto dell’Etna Marina di Riposto” ed in prossimità dell’Istituto Nautico, uno dei più antichi e prestigiosi d’Italia.

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PERDUTO AMOR – Franco Battiato si è cimentato anche come regista cinematografico. Il suo primo film, Perduto amor, uscito nelle sale nel maggio 2003, è stato girato, in parte, anche a Riposto. La pellicola si apre su Corso Italia, la via principale pavimentata a basolato lavico, in lieve ma inesorabile salita da mare a monte su cui si affacciano molti palazzi di fine 800/inizio 900 in stile liberty, che collega senza soluzione di continuità Riposto e Giarre. Nel film, al numero 95 del corso venne individuata la casa del protagonista, Ettore Corvaja, alter ego di Battiato stesso. Nel cortile interno di questa abitazione si svolge una delle prime scene, quella delle sarte al lavoro. Tra queste mura, per alcuni anni, quasi a voler conservare la memoria del film, rimase aperto un caffè letterario denominato Cuba libro. Sulla vicina e stretta Via Gramsci si muove una combriccola di personaggi in maschera che raggiunge la casa di Ettore.

Via Cavour

LA FERROVIA CIRCUMETNEA – “A litturina da Ciccum-Etnea” è citata nel brano cantato in dialetto “Stranizza d’Amuri”, del 1979. La linea ferroviaria, che permette di gustarsi a velocità lenta i meravigliosi scenari naturali dei paesi etnei fra vigneti, agrumeti, uliveti e pistacchieti, e“sciare delle ginestre” (la parola sciara è di derivazione araba e sta a significare“lingue di fuoco”, quindi il portato di un eruzione vulcanica) è lunga 111 Km e ha come stazione di partenza Riposto, in Piazza Cardinale Dusmet, e di arrivo Catania Borgo. Mediatamente occorrono più di tre ore per percorrere l’intera tratta, trasbordo a Randazzo compreso. Una littorina arrancante fra colate laviche si ammira nel film Perduto Amor. A bordo un professore, interpretato dal pianista Antonio Ballista, storico collaboratore di Battiato, fulmina a parole alcuni giovinastri presuntuosi ed ignoranti.
VADDUNISCAMMACCA – “’Ndovadduni da Scammacca/ i carritteri ogni tanti lassaunu i loru bisogni/ e i muscuni ci abbulaunusupra./Iemmu a caccia di lucettuli.” (Stranizzad’amuri – 1979). Cosa e dove fosse esattamente questo Vadduni Scammacca rimane un mistero. Quasi certamente un ruscello o un piccolo torrente che non esiste più, tombato e trasformato in strada. Una ipotesi lo identifica col torrente del folletto (personaggio favolistico a cui è legata una leggenda ripostese) che correva lungo l’attuale Circonvallazione Sturiale, nelle vicinanze della casa d’infanzia di Battiato e della stazione della Circumetnea. Altre ipotesi lo situano più ad occidente, verso Giarre, lungo Via Piersanti Mattarella o Via Libertà.Scammacca è invece è un il cognome di una dinastia di possidenti terrieri attiva fra Santa Venerina e Riposto.
ALTRO A RIPOSTO – Nell’album “Mademoiselle le Gladiator” del 1975, Battiato nei crediti ringrazia la pasticceria dei fratelli Costanzo. Ora il locale, situato quasi di fronte alla splendida basilica di San Pietro, ha cambiato nome ma si tramanda la memoria dell’antica denominazione in una lastra marmorea esposta sul muro esterno. Almeno in 3 circostanze ha cantato a Riposto: nel Ferragosto del 1969 a Villa Pantano, a metà degli anni 70, e il 30/8/1982 a Piazza Commercio, “davanti a una folla strabocchevole”.

Gioventù di Riposto. (Da un nostro album fotografico)

Gioventù di Riposto.
(Da un nostro album fotografico)

2) ALTRI LUOGHI DI “PERDUTO AMOR”–
A Fiumefreddo di Sicilia, una decina di Km a nord di Riposto, è stata girata, all’interno della Riserva Naturale Orientata “Fiume Fiumefreddo”, nei pressi di una pozza d’acqua (quadara in siciliano) dalla quale sembra giostrare una bianca entità metafisica, la scena in cui il protagonista Ettore conversa con altri due bambini compagni di gioco in una lingua criptica e incomprensibile. La riserva è magnifica, caratterizzata da vegetazione di ambiente di fiume ripariale e sommersa e di acquitrinio e conseguentemente ricca di biodiversità faunistica. Ad esempio qui vegeta il papiro. Si può raggiungere in bicicletta, percorrendo il lungomare fino a Marina di Cottone per poi svoltare a sinistra in direzione Fiumefreddo oppure in treno, fermandosi alla stazione omonima e dirigendosi a piedi verso il mare.
In una breve sequenza notturna di luna piena vengono inquadrati l’Isola Lachea ed il Faraglione Grande, gli scogli principali dell’arcipelago della Riviera dei Ciclopi (quelli che secondo il mito sarebbero stati scagliati dall’infuriato ed accecato Polifemo contro il fuggitivo Ulisse) di Acitrezza. Seduto sui gradini della vicinissima Piazza Castello ad Acicastello, Ettore, diventato ormai diciottenne (nei suoi panni l’attore Corrado Fortuna) annuncia ad un amico di voler lasciare la Sicilia e trasferirsi a Milano. Ad Acitrezza, come è più che risaputo, è ambientato il romanzo di Giovanni Verga “I Malavoglia”. Il meraviglioso borgo marinaro si raggiunge da Catania in autobus tramite la linea urbana 534 di ATM.
A Santa Venerina, una delle cittadine adagiate sulle basse pendici orientali dell’Etna, a meno di 10 Km da Riposto, c’è Casale Lesina-Villa Fago (situata fra le Vie Fago e XXV Aprile; se si sale da Giarre la si incontra prima di entrare nel centro cittadino), nei pressi della quale, dopo aver camminato per una stradina di campagna delimitata da “muri bassi di pietra lavica che arrivano al mare, Mary (interpretata da un’eccelsa Donatella Finocchiaro), madre dell’ancor piccolo Ettore trova conferma dell’infedeltà del marito. Da Riposto (e da Acireale) Santa Venerina è raggiungibile con le autolinee Zappalà e Torrisi. La stazione ferroviaria meno distante è quella di Guardia Mangano-Santa Venerina, a 5 Km dal paese.
A Catania le riprese in esterno sono state effettuate in Via dei Crociferi, pieno centro storico, al momento in cui il protagonista vede passare l’auto su cui siede Raffaella (impersonata da Nicole Grimaudo) e sulla spiaggia della Plaia.

Piazza Duomo - Catania

Piazza Duomo – Catania

Inoltre altre fasi del film hanno come set alcune città della provincia di Ragusa: il capoluogo stesso, Vittoria ed Ispica. In particolare a Ragusa ha epilogo la pellicola, quando al tavolino di un locale di Piazza Duomo, il prof. Martino Alliata (ovvero il filosofo Manlio Sgalambro), enuncia la teoria dell’appartenenza e ordina una granita di mandorla. A Ragusa Ibla, è immaginata l’abitazione di Martino Alliata stesso, nei pressi del celebre “Circolo di Conversazione; a Ispica la scalinata dell’imponente basilica di Santa Maria Maggiore è quella salita da Ettore bambino già affascinato dalla grande musica; a Vittoria, in Piazza Vittoria del Popolo,il padre del protagonista discute con amici di Italia, Sicilia e separatismo siculo.

3) MILO E DINTORNI
“Questa terra, come la Jonia di Eraclito e Anassagora è magica e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto: la legge appartenenza”. Così scandiva Manlio Sgalambro alla fine di Perduto Amor. Anche Franco Battiato all’inesorabile richiamo non poteva e non voleva sfuggire. Allontanatosi dalla Sicilia nel 1964, appena conseguita la maturità presso il Liceo scientifico “Archimede” di Acireale, vi ritorna stabilmente nel 1988. Prende casa in una antica villa appartenuta alla baronessa Flavia Musumeci, che adatta e ristruttura, nel comune di Milo, in località Praino, lungo Via Mazzini. L’abitazione è molto vicina e raggiungibile sia da Milo, sia dall’altra frazione, Fornazzo. Chiunque in zona saprà dare indicazioni precise. Se, da un lato, può suscitare comprensibile emozione in un cultore dell’arte di un genio come Battiato transitare davanti a casa sua ed al limite sostare per pochi secondi davanti al cancello, dall’altro vale la pena sottolineare che non è sintomo di intelligenza ed educazione arrecare in alcun modo disturbo suonando il campanello, schiamazzando o addirittura scrivendo sui muri come qualche cretino ha fatto.
ARRIVARE A MILO– Dal lungomare di Riposto si può raggiungere Milo, transitando per Sant’Alfio, a bordo di autobus Autolinee Buda. Come spesso purtroppo accade in Sicilia per le piccole compagnie di trasporto, le domeniche ed i festivi le corse sono molto ridotte. Milo è collegata anche ad Acireale (via Santa Venerina e Zafferana Etnea) tramite le autolinee Zappalà e Torrisie a Catania, per mezzo di AST (Azienda Siciliana Trasporti)

MILO – E’ una splendida cittadina di media montagna sul versante orientale del vulcano, situata a 750 metri sul livello del mare. Con il suo migliaio abbondante di abitanti è il comune meno popoloso dell’intera Provincia di Catania. I cartelli posti all’ingresso del paese recano la dicitura “Milo – città del vino e della musica”. Si può essere d’accordo con la definizione. Per quanto riguarda la musica, va ricordato che a fianco della residenza di Battiato aveva comprato casa Lucio Dalla, a cui peraltro è stato intitolato l’anfiteatro all’aperto, ubicato appena fuori dal centro, sede di spettacoli e concerti estivi. E negli immediati paraggi abitano altri musicisti come Rosario di Bella e Juri Camisasca. Quest’ultimo è un cantautore di straordinaria caratura e originalità, molto affine artisticamente a Battiato di cui, fin dai primi anni ’70 dello scorso secolo, e amico e collaboratore.
Dell’appellativo di città del vino in realtà si fregiano, a ragione, anche altri comuni del comprensorio, come ad esempio Zafferana Etnea e Sant’Alfio. Tutta l’area infatti è a forte vocazione vinicola, forte della fertilità del terreno “regalato” dal vulcano tramite le sue ceneri e le sue colate laviche. A Milo, in particolare,la maggior parte della superficie agricola è coltivata a vite; tra i vini Etna DOC di grande pregio che ne scaturiscono, uno, il Bianco Superiore, è tipico milese. E’ curioso notare che ancora oggi è consuetudine per i produttori locali vendere gran parte del loro vino direttamente ai consumatori o a piccoli dettaglianti. Esempio questo, per dirla alla Battiato, di attaccamento ai valori tradizionali. A Milo anche la lavorazione della pietra lavica e del legno oltreché la produzione del carbone sono attività eseguite secondo antichi procedimenti. Ma non tutto rimane inalterato e sempre uguale a sé stesso poichè, come si sa, il tempo cambia molte cose nella vita (anche di una comunità) e se spazza via inesorabilmente attività come la conservazione della neve ed il suo successivo trasporto estivo, tagliata a blocchi, a dorso di mulo verso i porti di Riposto o Catania per essere portata lontana via nave, ne incrementa altre, come quelle legate all’accoglienza di turisti e visitatori. In estate a queste quote, circondati dai boschi, il clima è fresco e offre refrigerio agli accaldati. Qualche anno fa Fornazzo è stato insignito del titolo di “Villaggio ideale d’Italia” dalla rivista “Airone” a testimoniare una buona qualità della vita: insomma si vive piuttosto bene nonostante l’Etna oppure, al contrario, proprio grazie all’Etna. La popolazione sa che deve convivere con la forza straordinaria della sua montagna di fuoco e non la considera una nemica. Disse una volta Battiato: “Mi ricordo che la lava dell’Etna veniva giù fino alla riva del mare, fino a toccare l’acqua. A volte il fronte lavico non è larghissimo ma quando scende è uno spettacolo e noi che ci siamo cresciuti ci abbiamo fatto l’occhio. Quando viene giù, la lava si mangia la terra, le case… Ma tutti noi consideriamo il vulcano un amico, è una montagna buona”. Tra il novembre 1950 e l’aprile 1951 i milesi se la videro davvero brutta: si aprirono due bocche eruttive del vulcano a quota 1800 ed un oceano di lava invase il paese e per alcuni mesi gli abitanti furono costretti ad abbandonare le loro case e rifugiarsi nei centri vicini. Ancora oggi, camminando per le strade del paese, si possono incontrare testimoni di quegli eventi (e di altri analoghi, precedenti o successivi, seppur meno drammatici) che rivolgendo lo sguardo verso un determinato blocco di lava ricordano in quale preciso mese ed anno sia stato sputato dalla pancia della Terra.
DA MILO A RIPOSTO – Una splendida esperienza, consigliabilissima a chi abbia voglia di scarpinare, è ridiscendere a Riposto a piedi. Il percorso più lungo, ma sicuramente più bello, è quello che passa per Sant’Alfio; sono quindici Km di cammino da monte a mare. Prima di partire è bene assaporare un’ultima volta il panorama che si ammira dalla Piazza Belvedere di Milo, uno dei balconi più suggestivi di tutta la Sicilia, con vista che spazia, nelle giornate più luminose, dalla Calabria a Siracusa. E, per ricaricarsi di energie in vista della lunga camminata, assaporare anche gli strepitosi dolciumi siciliani dell’adiacente pasticceria.
I primi 2 Km, fino a Fornazzo, sono in salita, poi gradualmente si inizia a scendere a mare contornati da sciare delle ginestre, muri bassi di pietra lavica e giardini di arance e limoni. Tappa intermedia del cammino può essere Sant’Alfio, cittadina 6 Km a valle di Milo, col quale fino al 1955 formava un unico comune. Qui nel mese di maggio, la popolazione porta in processione per le vie cittadine le reliquie dei tre santi protettori, fra canti ed esplosivi fuochi d’artificio, fragorosi come bombe. Echi di questa festa di devozione popolare si ritrovano nella canzone “Veni l’autunnu”, del 1988, cantata in dialetto “Sparunu i bummisupra a Nunziata,/ ‘n cielu fochi di culuri n’terra aria bruciata./E tutti appressu o santu ‘ndavanedda./Sicilia bedda mia Sicilia bedda”. Nunziata, situata a 200 metri di quota, dista da Sant’Alfio circa quattro Km. Essa, pur venendone sfiorata, si salvò quasi miracolosamente dalla colata lavica che nel 1928 distrusse completamente l’attigua Mascali, di cui era ed è frazione, città poi rifondata in brevissimo tempo più a valle. A Nunziata c’è una fermata della ferrovia Circumetnea.
Nei pressi di Sant’Alfio, in contrada Carpineto, merita sicuramente di essere visto l’albero più antico d’Italia: Il Castagno dei Cento Cavalli, d’età stimata attorno ai 4000 anni. Il nome gli deriva da una narrazione secondo la quale una regina, transitando in loco con una corte composta da cento cavalieri, sorpresa da un violento temporale, abbia trovato riparo sotto le fronde dell’albero. Lei assieme ai cento cavalieri ed ai cento cavalli.
4) ACIREALE
Ad Acireale, la città più grande e popolosa della provincia di Catania dopo il capoluogo, sono legati due momenti molto importanti della vita di Battiato. Il primo, lontanissimo nel tempo, è così raccontato dal protagonista stesso: “A undici, ero a capo di una piccola band di musica rock. Una volta suonammo su un carro in maschera, al Carnevale di Acireale. Ci diedero 13 mila lire a testa, una cifra per il 1955. Tornai a casa tutto contento per quel guadagno che mi sembrava pazzesco, da favola, ma trovai mio padre furibondo. Temeva che trascurassi gli studi, perciò mi ordinò di smettere: questa è l’ultima volta, mi disse.” Per fortuna non fu la sua prima ed ultima esibizione! Nella celeberrima canzone “Cuccurucucu”, si trova il verso “Per Carnevale suonavo sopra i carri in maschera” Quello di Acireale è il Carnevale più bello e conosciuto dell’isola. Nato nel ‘500, si svolge a febbraio quando nel centro storico sciamano coloratissimi carri allegorici con grandi maschere in cartapesta che affrontano, attraverso la satira, temi di attualità e sociali.
Il secondo punto di contatto fra Battiato ed Acireale è la frequenza del Liceo Scientifico “Archimede”. Come risaputo, appena sostenuto l’esame di maturità, lasciò l’isola in cerca di fortune musicali.
La città, molto bella, con una fisionomia prevalentemente barocca derivatale dalla ricostruzione successiva al devastante terremoto del 1693, gravita attorno a Piazza Duomo, su cui si affacciano la splendida cattedrale, la basilica dei Santi Pietro e Paolo ed importanti palazzi barocchi.
Da Riposto, da cui dista una ventina di Km, Acireale può essere raggiunta sia per via ferroviaria (anche se la stazione acese è situata ad almeno un paio di Km dal centro storico), sia, più comodamente con le autolinee Zappalà e Torrisi che assicurano molte corse giornaliere.

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SULLA ROTTA DEI MALAVOGLIA

Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, perché da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua….
(I Malavoglia – Cap. I)

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I MALAVOGLIA E GIOVANNI VERGA – Il Romanzo “I Malavoglia”, pubblicato nel 1881, è l’opera più conosciuta e celebrata di Giovanni Verga. Suddiviso in 15 capitoli, ambientato nella seconda metà dell’800 (in un arco di tempo di una quindicina d’anni circa, a partire dal dicembre 1863 quando Ntoni, nipote del protagonista Padron ‘Ntoni, viene chiamato dal quasi neonato Regno d’Italia a svolgere il servizio di leva), narra fatti, vicende e peripezie di una umile famiglia di pescatori di Acitrezza, i Toscano, da tutti soprannominati, però, i Malavoglia.

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Nomignolo quest’ultimo che più ironico e antifrastico non potrebbe essere perché affibiato ad una famiglia molto operosa di “buona e brava gente di mare”. Al contempo discendenti e sopravvissuti di una stirpe, un tempo diffusa “persino ad Ognina e ad Aci Castello” e numerosa “come i sassi della vecchia strada di Trezza”, che il tempo e le burrasche hanno inesorabilmente disperso, i Malavoglia sono illuminati dalla guida dell’anziano patriarca, Padron ‘Ntoni, depositario della saggezza popolare, che dispensa snocciolando proverbi. Vedovo, ha un figlio (Bastianazzo, grande e grosso e sottomesso alla volontà del padre), una nuora (Maruzza detta, sempre per antfrasi, la Longa essendo di bassa statura, dolce e diligente) e 5 nipoti (in ordine di anzianità il bighellone e scapestrato ‘Ntoni, il più giudizioso Luca, la laboriosa Filomena detta Mena o Sant’Agata, il “moccioso” Alessio detto Alessi e Rosalia detta Lia). L’abitazione dei Malavoglia è la “Casa del Nespolo”, il principale mezzo di sostentamento è la “Provvidenza”, nome dato alla piccola imbarcazione che utilizzano per la pesca.
Teatro del romanzo è in massima parte Trezza (Acitrezza diremmo oggi). Nondimeno vengono citate altre luoghi, in alcune dei quali i protagonisti si recano per affari o vicissitudini: Catania, Ognina, Acicastello, Trecastagni, Riposto, Aci S.Antonio, Capo dei Molini, la Piana (di Catania), Bicocca, Acicatena.
I Malavoglia devono lottare continuamente contro il destino ostile, le forze contrarie che si parano davanti e si accaniscono contro, la spietata potenza della natura, rappresentata dal mare, fonte di reddito ma, talvolta, accidente imprevedibile e veemente. Sono i vinti di una sfida impari il cui esito devono per forza accettare, i simboli di una classe sociale per cui, nonostante gli sforzi che si facciano, uscire dalla miseria è impossibile.
Il romanzo “I Malavoglia” è il manifesto della corrente letteraria del verismo, di cui è indiscutibilmente il massimo esponente Giovanni Verga, colosso della letteratura siciliana, italiana e mondiale, nato a Catania il 2 settembre 1840 (anche se altre biografie indicano Vizzini come sua città natale) e morto nel capoluogo etneo il 27 gennaio 1922 nella casa di via Sant’Anna. Intende immortalare con la penna l’effettiva realtà delle classi sociali, specialmente di quelle più umili, cioè le povere genti di Sicilia in epoca postunitaria. Suo compito è quello di restituire “il vero oggettivo” e spassionato, osservandolo e fotografandolo (non a caso oltreché straordinario scrittore Verga fu anche fotografo) attraverso un racconto impersonale e distaccato, non mediato da emozioni, interpretazioni o commenti.
DESTINAZIONE RIPOSTO – “Padron ‘Ntoni … aveva combinato con lo zio Crocifisso un negozio di certi lupini da comprare a credenza per venderli a Riposto, dove [… c’era] un bastimento di Trieste a pigliar carico”.( “I Malavoglia” – Cap.I)” La città di Riposto, da dove parte l’itinerario malavogliano è individuata come il porto d’approdo per la Provvidenza, l’imbarcazione dei Malavoglia. A bordo del bastimento, carico di un grosso quantitativo di lupini, per giunta avariati, venduti dal malfidato usuraio del paese, Zio Crocifisso, al patriarca Padron Ntoni, c’è il figlio Bastianazzo. Salpata da Acitrezza la Provvidenza naufraga, scaraventata sugli scogli da una violenta tempesta. Nel naufragio muore Bastianazzo e si disperde il carico di lupini. Triplice disgrazia per la famiglia: muore l’uomo che assicura la principale fonte di reddito, la barca, distrutta, è da riparare, il debito dei lupini è da rifondere all’usuraio.
A Riposto, un’epigrafe, posta dall’Amministrazione Comunale nell’ottobre 2011 in occasione del 130° anniversario della pubblicazione del romanzo, riporta i primi capoversi del Cap XI “UNA VOLTA ‘NTONI MALAVOGLIA, ANDANDO GIRELLONI PEL PAESE, AVEVA VISTO DUE GIOVANOTTI CHE S’ERANO IMBARCATI QUALCHE ANNO PRIMA A RIPOSTO, A CERCAR FORTUNA, E TORNAVANO DA TRIESTE, O DA ALESSANDRIA D’EGITTO, INSOMMA DA LONTANO”.

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CATANIA, CITTA’ DI GIOVANNI VERGA
– Per raggiungere Catania da Riposto, distante una trentina di Km, è consigliabile il treno. La linea costiera jonica è efficiente, negli orari di punta le corse sono molto frequenti. I tempi di percorrenza variano dai 20 minuti per certi regionali veloci (unica fermata intermedia Acireale) ai 30 minuti.

Piazza Duomo - Catania

Piazza Duomo – Catania

CASA MUSEO GIOVANNI VERGA – In pieno centro storico (15’/20’ di cammino), in prossimità di Piazza Duomo, in Via Sant’Anna, 8, traversa di Via Vittorio Emanuele II, si trova la casa museo di Giovanni Verga. E’ al secondo piano di un palazzo del tardo Settecento. In questa dimora l’autore dei Malavoglia nacque, passò infanzia e vecchiaia e morì. Il museo, al quale si accede attraverso uno scalone marmoreo, si compone di 9 ambienti che custodiscono una straordinaria ricchezza di cimeli. Circa 2300 fra volumi e tomi sono disposti su sei librerie scure che contornano un grande tavolo di noce intagliato. Sono testi di autori italiani, francesi e russi coevi a Verga. In molti spiccano le lettere GV e gli autografi degli illustri dedicatari. Nel salotto bacheche e vetrine custodiscono riproduzioni di lettere e manoscritti verghiani. Poi busti, mobilio di pregio, fotografie dello scrittore e di familiari, oggetti personali, scrittoi, abiti e cappelli d’epoca. Da segnalare ancora la stanza da pranzo, collegata alla cucina sita al piano superiore attraverso una campanella ed uno scendivivande, mimetizzato in una credenza, ed infine la camera da letto dove Verga terminò l’esistenza terrena.
Il museo è visitabile tutti i giorni, ad esclusione della domenica, dalle 9 alle 13:15 e dalle 14:15 alle 19, il biglietto d’ingresso costa 4 Euro.
PIAZZA GIOVANNI VERGA E FONTANA DEI MALAVOGLIA – Naturalmente a Catania c’è una grande piazza dedicata, anche se soltanto dagli anni 70 del 900, a Giovanni Verga. In precedenza l’area della piazza era genericamente conosciuta come Piazza d’Armi. Di forma quadrangolare, è attraversata da Corso Italia e su di essa si affacciano il Palazzo di Giustizia ed il Grand Hotel Excelsior. All’interno della piazza nel 1975 fu collocata una fontana monumentale, appunto la Fontana dei Malavoglia, portata a termine dello scultore catanese Carmelo Mendola ben diciannove anni dopo la presentazione del progetto (“Habemus fontem”, titolarono i giornali dell’epoca).

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Il monumento, scolpito in marmo travertino, si compone di una grande vasca ovale che a sua volta contiene una vasca più piccola, base della scultura. L’opera rappresenta il secondo naufragio della Provvidenza, descritto nel Cap. X del romanzo. A bordo dell’imbarcazione, in preda alla forza del mare tempestoso, simboleggiata da linee concentriche, padron Ntoni e il nipote più anziano Ntoni. Getti d’acqua e giochi di luci, se ripristinati, contribuirebbero a rendere la scena ancor più drammaticamente suggestiva. Negli ultimi anni infatti la piazza e la fontana sono state in balia di forme di degrado. E’ auspicabile che i previsti ed attesi progetti di restauro restituiscano all’opera il suo originale lustro.

LA RIVIERA DEI CICLOPI, OVVERO LA PATRIA DEI MALAVOGLIA – E’ il segmento della costiera jonica, situato a nord di Catania e del borgo marinaro di San Giovanni Li Cuti e a sud di Acireale, plasmato nei millenni dalle colate laviche dell’Etna. La costa è caratterizzata da ripidi strapiombi a picco sul mare e punteggiata da faraglioni che, secondo la mitologia omerica secondo la mitologia omerica, sono blocchi staccati dall’Etna dal Ciclope Polifemo, cieco di rabbia per l’affronto subito da Ulisse, e scagliati contro la barca di quest’ultimo in precipitosa fuga. Del resto, chi ha visto lo sceneggiato televisivo del 1968 “Odissea”, ricorderà che uno di questi massi lanciati a mare dall’accecato gigante ricorda sorprendentemente il profilo ed il contorno del Faraglione grande.
Acitrezza dista circa 11 km da Catania, Acicastello, di cui Acitrezza è frazione, circa 9. Le località sono facilmente raggiungibili dal capoluogo con gli autobus urbani delle linea 534 di AMT (capolinea a Catania in Piazza Borsellino e ad Acitrezza) e con i pulman della linea 597 di AST Catania-Acireale.Acicastello
Proprio di fronte all’arcipelago dei Ciclopi, costituito da otto isole basaltiche di varie forme e dimensioni, regna Acitrezza. In pieno centro storico, presso la chiesa di San Giovanni Battista, il maggior edficio di culto del paese, una tipica abitazione siciliana di metà ‘800 ospita il Museo Casa del Nespolo. Nella prima sala, denominata “La terra trema”, sono presenti memorabili fotografie di scena e locandine dell’omonimo film di Luchino Visconti, girato nel 1948 principalmente ad Acitrezza ed interpretato da attori non professionisti reclutati fra la popolazione del borgo, ispirato al romanzo di Verga. Nella seconda sala, battezzata “Stanza dei Malavoglia”, viene documentata la faticosa esistenza dei pescatori siciliani di metà 800 attraverso l’esposizione degli attrezzi da pesca e di altri strumenti di lavoro quotidiano e di fotografie realizzate da Verga medesimo.
Un busto dello scrittore è collocato davanti alla già citata chiesa di San Giovanni Battista, mentre in Piazza Verga è posizionato su un edificio un altorilievo in pietra rappresentante le donne dei pescatori in attesa al molo.
La principale meraviglia della vicina Acicastello è la piazza nella quale troneggia il maestoso castello di età normanna, in pietra lavica, edificato nell’ XI sec su uno sperone di roccia lavica a strapiombo sul mare, dove in epoca romana esisteva una fortificazione e un altro castello di epoca bizantina (VI o VII sec. D.C.).
Dal 1998, il tratto di mare antistante Acitrezza e Acicastello, comprendente l’arcipelago dei Ciclopi, è diventato Riserva Naturale integrale al fine di proteggere e conservare la vegetazione sottomarina, costituita da varie specie algali e praterie di posidonia e la fauna, rappresentata da molte specie di uccelli stanziali e di passo, da molti invertebrati e ovviamente da pesci. Endemica dell’isola Lachea, in particolare, è una popolazione di lucertola, la Podarcis sicula ciclopica, caratterizzata da una macchia rossa sul collo, rimasta isolata da quelle che vivono sulla costa e per questo evolutasi in maniera differente. L’isola stessa, oltre al grande valore naturalistico, è di notevole interesse archeologico poiché scavi hanno fatto emergere evidenze della presenza umana in epoche preistoriche.
I più golosi non dimentichino di gustare granite in una delle eccellenti gelaterie artigianali di Acitrezza.

 faraglione acitrezza

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